Il Covid-19 fa dimenticare l'altra grande pandemia mondiale: la peste suina

La patologia capace di dimezzare i maiali cinesi registra focolai sparsi per l'Asia e nell'Est Europa. Le autorità temono che i Governi stiano sottovalutando la minaccia per gli allevamenti perché finora non ha registrato pericoli diretti per l'uomo

Allevameno di mailai in CIna - foto archivio Ansa EPA/ZHONG MIN

Gli esperti hanno lanciato l’allarme sulla preoccupante avanzata della peste suina africana, una patologia capace di uccidere gli animali contagiati ma che, finora, non ha manifestato alcun rischio per l’uomo. Il virus fatale per i maiali, secondo alcune inchieste giornalistiche, avrebbe dimezzato i capi d’allevamento in Cina e nel 2020 potrebbe registrare un bilancio di vittime e costi ancora più allarmante che nel 2019.

La minaccia che passa in secondo piano

Con l'attenzione mondiale sulla pandemia virale umana di Covid-19, cresce la preoccupazione tra gli esperti di patologie animali che i Paesi non si stiano concentrando abbastanza sulla necessaria interruzione della diffusione della peste suina attraverso migliori pratiche di biosicurezza, cooperazione tra scienziati di più Paesi sullo sviluppo intensivo di vaccini e trasparenza riguardo alle epidemie. “La peste suina è un virus molto più ‘forte’ del Covid-19, in quanto può sopravvivere nell'ambiente o sulla carne per settimane e mesi”, ha detto Dirk Pfeiffer, professore di scienze veterinarie alla City University di Hong Kong. La patologia che colpisce maiali e cinghiali uccide quasi il 100% degli animali infetti e, nonostante sia in circolazione da quasi 100 anni, non esiste ancora alcun vaccino.

Il dibattito sulle cifre

La patologia è nota ai veterinari da decenni, ma quando è arrivata in Cina nell'autunno 2018 la malattia è esplosa e l'anno successivo ha visto un numero enorme di morti tra gli allevamenti intensivi e familiari. Il conteggio ufficiale dei capi abbattuti nel 2019 conta circa 1,1 milioni di suini, secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO). Tuttavia, il numero reale dei soli abbattimenti effettuati in Cina è probabilmente più vicino ai 200 milioni di esemplari macellati in anticipo o persi a causa della malattia nel primo anno dell'epidemia. Lo scorso luglio la banca olandese Rabobank ha stimato che almeno il 40% della popolazione suinicola del Paese sarebbe stata persa. L'Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE), agenzia delle Nazioni Unite con sede a Parigi che monitora le principali malattie animali, ha dichiarato di considerare quest’ultima "una stima ragionevole".

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I timori per il 2020

I dati dell'OIE per l’anno in corso mostrano che i numeri della peste suina a livello globale sono vicini o già al di sopra dei dati relativi a tutto il 2019. Attualmente, i focolai più del virus che destano più preoccupazione si trovano principalmente in Cina, Vietnam, Filippine e nell’Est Europa.

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