La spesa ai tempi del coronavirus, ecco come sono cambiate le abitudini alimentari degli italiani

Boom per riso, pasta, scatolame, salse e sughi di pomodoro. Le garanzie degli agricoltori: “Garantiremo cibo sano e di qualità". Settore della ristorazione in forte difficoltà

Le corse ai supermercati, le provviste, i generi di prima necessità. Una cosa che di certo gli italiani non dimenticheranno mai dell’epidemia di coronavirus è la trasformazione della propria lista della spesa, con un carrello di prodotti molto più elementari di quelli che si acquistavano in precedenza e - soprattutto - con una data di scadenza ben lontana dal momento dell’acquisto in supermercato o nelle botteghe alimentari. Ma a fronte di un netto aumento della spesa alimentare, gli addetti del settore agroalimentare si sentono subito in dovere di fare una precisazione.

L'impegno dei produttori

“Gli agricoltori – sottolinea il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza per i lavoratori, stanno lavorando e continueranno a farlo per il Paese per produrre e fornire con regolarità prodotti freschi e materie prime indispensabili per l’industria agroalimentare. Siamo orgogliosi di questo ruolo”, sottolinea il rappresentante delle imprese agricole. 

Le difficoltà del mondo della ristorazione

Tra i fattori che hanno modificato il modo delle famiglie italiane di fare la spesa ci sono sicuramente i decreti decisi dal Governo per arginare la diffusione del contagio. Confagricoltura evidenzia, come primo elemento, la chiusura degli esercizi di ristorazione. Se nel 2017, ultimo dato utile, la spesa per i pasti fuori casa si aggirava sugli 83 miliardi di euro (rapporto Fipe su dati Istat), lo stop a bar, ristoranti e pizzerie per un periodo prolungato farà calare il fatturato per l’anno in corso. Ad aggravare la situazione per il comparto della ristorazione ci sarà anche la più che probabile carenza di turisti per un arco temporale ancora maggiore.

Cibi da quarantena

Con l’allargamento della zona rossa all’intero Paese, gli italiani si son visti costretti a consumare tutti i pasti della giornata nella propria abitazione e indotto all’acquisto di provviste alimentari per far fronte alla quarantena imposta dal Governo. L’ufficio studi di Confagricoltura evidenzia che i cibi maggiormente acquistati (fonte Nielsen) sono quelli a lunga scadenza facilmente conservabili, come riso (+33%), pasta (25%), scatolame (+29%), derivati del pomodoro (+22%), sughi e salse (+19%). 

Complessivamente i consumatori hanno effettuato acquisti di alimenti a lunga conservazione a discapito dei prodotti freschi facilmente deperibili. Le industrie conserviere hanno dovuto modificare il proprio programma di consegne della merce, aumentando del 30% le vendite nel mese di febbraio e del 100% nel mese di marzo. Le scorte alimentari acquistate in questo periodo saranno consumate nei prossimi mesi, portando gli indici degli acquisti a diminuire tendenzialmente nei mesi di aprile e maggio 2020, rispetto agli stessi mesi del 2019.

Impennata degli acquisti

La curva dell’indice del valore delle vendite alimentari del commercio al dettaglio della Grande Distribuzione evidenzia l’andamento ciclico degli acquisti delle famiglie con un picco massimo nel mese di dicembre ed uno minimo nei mesi di gennaio e febbraio. “Nell’anno in corso – sostiene Confagricoltura - molto probabilmente il picco minimo è stato raggiunto nel mese di gennaio, mentre nei mesi di febbraio e marzo ci sarà un’impennata dell’indice, tale da arrivare ad avvicinarsi a quella di dicembre”. “In continua crescita - prosegue la nota delle imprese agricole - anche le vendite tramite commercio elettronico, se si confrontano i primi due mesi di quest’anno con quelli del 2019, ma che non raggiungeranno quelle del mese di dicembre”.

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La rassicurazione che arriva da Confagricoltura è che tutti i prodotti sono disponibili e che gli agricoltori italiani “sono in grado di garantire cibo sano e di qualità per tutti”. Da qui la raccomandazione a non comprare cibi in eccesso per evitare inutili sprechi.

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